
Sindrome del lacerto fibroso

Cos’è la Sindrome del lacerto fibroso?
Il lacerto fibroso è una banda di tessuto fibroso presente nella loggia anteriore della porzione prossimale dell’avambraccio. Origina a livello del tendine del bicipite brachiale e decorre a ventaglio in direzione distale e mediale, andando a fondersi con la fascia profonda dell’avambraccio e ricoprendo i muscoli flessori.
Nel 50% delle persone il lacerto fibroso è posto a contatto con il nervo mediano ed in rari casi ne può determinare una compressione dinamica, legata a movimenti ripetuti dell’avambraccio. Il complesso di sintomi legati a tale condizione prende il nome di sindrome del lacerto fibroso.
È fondamentale consultare un ortopedico specializzato in chirurgia della mano per una valutazione accurata, una diagnosi differenziale con la sindrome del tunnel carpale (STC) e un piano di trattamento personalizzato in base alla gravità dei sintomi e alla condizione individuale. Il trattamento tempestivo e adeguato può aiutare a migliorare la qualità della vita per chi soffre di sindrome del lacerto fibroso.
Presso la Clinica San Martino è possibile avvalersi della valutazione e del trattamento in modo integrato da parte di medici specializzati nella chirurgia della mano e del polso e di terapisti della mano che seguono il paziente dalla diagnosi fino a completamento del percorso riabilitativo.
Quali sono i sintomi della sindrome del lacerto fibroso?
- Dolore e disagio: solitamente il paziente percepisce dolore a livello della porzione volare (anteriore) del terzo prossimale dell’avambraccio, con irradiazione verso il territorio di distribuzione del nervo mediano al palmo della mano ed alle prime tre dita.
- Formicolio e intorpidimento: spesso avvertiti nelle dita, specialmente nel pollice, indice, medio e parzialmente anulare nonché, a differenza della STC, a livello del triangolo palmare.
- Debolezza: difficoltà nel tenere oggetti o afferrare con forza a causa della debolezza muscolare. Soprattutto a carico di flessore radiale del carpo, flessore profondo del 2° dito e flessore lungo del pollice.
Nota: a differenza della STC i sintomi legati alla sindrome del lacerto fibroso non insorgono a riposo o durante il riposo notturno, tendono ad essere costanti anche durante le ore diurne e si aggravano durante la esecuzione di determinati movimenti di polso e avambraccio.
Quali sono le cause della sindrome del lacerto fibroso?
La compressione del nervo mediano a livello del passaggio al di sotto del lacerto fibroso è la causa della omonima sindrome. Essa può essere legata a particolari varianti anatomiche individuali nella regione antibrachiale, all’infiammazione dei tessuti circostanti e favorita dalla esecuzione di movimenti ripetitivi con l’avambraccio durante attività lavorative manuali o sportive.
Diagnosi: quali esami sono necessari in caso di sindrome del lacerto fibroso?
- Anamnesi: il chirurgo della mano presterà attenzione ai sintomi lamentati dal paziente, inquadrandoli dal punto di vista diagnostico e ponendoli in diagnosi differenziale con una STC.
- Esame obiettivo: il chirurgo della mano condurrà un esame fisico, test di sensibilità, forza muscolare ed interpreterà i segni riscontrati.
- Elettromiografia (EMG) e studi di conduzione nervosa: indagini strumentali che normalmente non mostrano il ritardo di conduzione del nervo mediano al polso tipico della STC (a meno di una concomitante presenza della stessa).
Quali sono le terapie per la sindrome del lacerto fibroso?
Terapia conservativa: la terapia conservativa viene intrapresa per stadi iniziali di malattia caratterizzati da sintomatologia lieve e quando non siano ancora stati eseguiti trattamenti specifici per la risoluzione dei sintomi lamentati dal paziente. Si avvale di:
- Somministrazione di farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS)
- Utilizzo di tutori dedicati e fisioterapia parte di terapista della mano
- Modificazione della gestualità lavorativa o sportiva a carico dell’avambraccio
Terapia chirurgica: in caso di sintomi gravi e persistenti o se non vi è miglioramento con il trattamento conservativo, l’ortopedico potrebbe raccomandare un intervento chirurgico finalizzato alla decompressione del nervo mediano a livello dell’avambraccio mediante la sezione del lacerto fibroso.
Release minivasivo del lacerto fibroso
L’ intervento, della durata di pochi minuti, viene condotto con una particolare tecnica di anestesia locale (WALANT) eseguita a livello della porzione prossimale volo-ulnare dell’avambraccio. Tale anestesia sopprime la percezione del dolore, minimizza il sanguinamento intraoperatorio e rende possibile la partecipazione attiva del paziente nelle fasi finali dell’intervento per l’esecuzione di alcuni movimenti di polso e mano ed il controllo del risultato chirurgico. La tecnica minivasiva utilizzata dai nostri specialisti di chirurgia della mano prevede l’esecuzione di una incisione di 1,5-2 cm nella regione anestetizzata. Attraverso tale incisione il lacerto fibroso viene identificato e sezionato, consentendo la decompressione del nervo mediano. L’efficacia dell’intervento è immediata e il recupero dei deficit motori a livello dei muscoli coinvolti può essere valutato già intraoperatoriamente.
Come si svolge il decorso postoperatorio dopo intervento per sindrome del lacerto fibroso?
In fase postoperatoria si mantiene una medicazione con garze sterili, ovatta e un bendaggio della mano per circa 10 giorni, durante i quali si deve evitare di bagnare la ferita e di eseguire sforzi.
Già nel primo periodo postoperatorio è consentito l’utilizzo dell’arto superiore per normali attività della vita quotidiana.
E’ opportuno evitare lavori manuali gravosi fino a 4 settimane dopo l’intervento.
Un terapista della mano seguirà il paziente nel postoperatorio, insegnando gli esercizi propedeutici ad un pieno recupero funzionale ed illustrando le modalità di trattamento della cicatrice chirurgica, prevenendo esiti cicatriziali e recidive.
Quali sono i tempi di recupero da un intervento per sindrome del lacerto fibroso?
10 giorni di riposo relativo.
30 giorni di astensioni da attività manuali pesanti.
In 4-6 settimane dall’intervento è normalmente possibile la ripresa della maggior parte delle attività lavorative.