Sindrome da impatto ulnare

Cos’è la sindrome da impatto ulnare?

L’ulna è l’osso che si articola a livello del polso con il radio, costituendo la cosiddetta articolazione radioulnare distale.

Normalmente le epifisi distali di queste due ossa si trovano circa allo stesso livello, con una differenza di lunghezza uguale a +/-1 mm. Questa situazione prende il nome di “varianza neutra”.

Quando la lunghezza dell’ulna eccede rispetto a quella del radio di più di 1mm, si parla di “varianza ulnare positiva”. Una differenza di lunghezza anche di pochi millimetri comporta una grossa alterazione nella distribuzione del carico (+ 2,5 mm =  + 40% del carico) e determina una eccessiva pressione tra testa dell’ulna e ossa carpali.

Questa condizione prende il nome di conflitto ulnocarpale, da cui deriva il quadro denominato sindrome da impatto ulnare, caratterizzato spesso dalla presenza di più lesioni simultanee.

In tale situazione si osservano spesso una progressiva degenerazione della fibrocartilagine triangolare, lesioni a carico della testa dell’ulna e lesioni all’osso semilunare, a causa della sua eccessiva pressione esercitata su queste strutture. In presenza di uno stiloide radiale di dimensioni anomale, si possono verificare, con un analogo meccanismo, anche lesioni all’osso piramidale.

È fondamentale consultare un ortopedico specializzato in chirurgia della mano e del polso per una valutazione accurata e un piano di trattamento personalizzato in base alla gravità dei sintomi e alla condizione individuale. Il trattamento tempestivo e adeguato può aiutare a migliorare la qualità della vita per chi soffre di sindrome da impatto ulnare.

Presso la Clinica San Martino è possibile avvalersi della valutazione e del trattamento in modo integrato da parte di medici specializzati nella chirurgia della mano e del polso e di terapisti della mano che seguono il paziente dalla diagnosi fino a completamento del percorso riabilitativo.

Quali sono i sintomi della sindrome da impatto ulnare?

  • Dolore: solitamente il paziente percepisce dolore a sul lato ulnare del polso, in fase iniziale durante gli sforzi eseguiti con un carico assiale o in movimenti di pronazione (rotazione interna del polso) e di estensione del polso. In fase avanzata il dolore può diventare permanente ed essere presente anche a riposo. Si può irradiare anche alla mano e alle dita oppure verso l’avambraccio.
  • Debolezza: difficoltà nel tenere oggetti o afferrare con forza, difficoltà nell’eseguire sforzi con movimenti di pronazione o estensione del polso
  • Limitazione funzionali e dei movimenti del polso

Quali sono le cause della sindrome da impatto ulnare?

La sindrome da impatto ulnare è causata da una eccessiva pressione tra ulna e ossa carpali, che dipende generalmente da una condizione di eccessiva lunghezza dell’ulna rispetto al radio. Questa prende il nome di varianza ulnare positiva e può essere una caratteristica congenita, oppure essere secondaria a traumi (solitamente fratture del radio che causano un suo accorciamento) e a processi degenerativi. 

In casi particolari, è possibile riscontrare i sintomi di una sindrome da impatto ulnare anche in situazioni in cui ulna e radio abbiano la stessa lunghezza,

Diagnosi: quali esami sono necessari in caso di sindrome da impatto ulnare? 

La diagnosi è suggerita dalla sintomatologia, dalla presenza di segni clinici e supportata dalla diagnostica per immagini.

  • Anamnesi: il chirurgo della mano presterà attenzione ai sintomi lamentati dal paziente, inquadrandoli dal punto di vista diagnostico
  • Esame obiettivo: il chirurgo della mano condurrà un esame fisico, test di stabilità e di forza del polso, test provocativi specifici per il dolore ed interpreterà i segni riscontrati
  • RX del polso: utili per valutare, nel loro insieme, la morfologia e la posizione reciproca delle ossa del polso; evidenziare una situazione di plus ulnare ed eventuali cambiamenti della struttura ossea. Può inoltre mostrare la presenza di eventuali esiti traumatici, segni di degenerazione articolare e artrosi
  • TC e RMN: per studiare più nel dettaglio la struttura delle ossa coinvolte e valutare con maggiore precisione il danno presenta a livello delle superfici articolari coinvolte
  • Artroscopia di polso: l’artroscopia diagnostica è il gold standard per poter visualizzare direttamente le superfici articolari e, in casi idonei, eseguire anche una artroscopia operativa che consente di trattare le lesioni presenti

Quali sono le terapie per la sindrome da impatto ulnare?

Terapia conservativa: la terapia conservativa viene intrapresa per stadi iniziali di malattia e quando non siano ancora stati eseguiti trattamenti specifici per la risoluzione dei sintomi lamentati dal paziente.

Essa si avvale di:

  • Tutori dedicati notturni e diurni, confezionati su misura dai nostri terapisti della mano, al fine di mantenere il polso in una posizione neutra di riposo durante la notte e limitare i movimenti che causano dolore durante il giorno
    • Fisioterapia da parte di terapista della mano, con esercizi mirati che possono aiutare a rafforzare i muscoli, migliorare la stabilità e la motilità del polso 
    • Terapie fisiche: quali onde d’urto, tecar e laserterapia, efficaci nel ridurre l’infiammazione degli stadi iniziali
    • Farmaci anti-infiammatori non steroidei, solitamente somministrati per via sistemica
    • Iniezioni di corticosteroidi: occasionalmente somministrate per ridurre l’infiammazione e alleviare i sintomi.
    • Infiltrazioni con acido ialuronico: note come trattamento di viscosupplementazione, per lubrificare le cartilagini articolari degenerate
    • Infiltrazioni di Platelet-Rich Plasma (PRP) e/o cellule mesenchimali da tessuto adiposo:  terapie di più recente introduzione, con la proprietà di ridurre lo stato infiammatorio della articolazione e di promuovere la rigenerazione delle superfici articolari

Terapia chirurgica: in caso di sintomi gravi e persistenti o se non vi è miglioramento con il trattamento conservativo, l’ortopedico potrebbe raccomandare un trattamento chirurgico.

In caso di una variante positiva, ossia nei casi in cui l’ulna è più lunga del radio, questo consiste generalmente nell’accorciamento della testa dell’ulna, allo scopo di ridurre la pressione sulle ossa del carpo.

L’accorciamento dell’ulna può essere eseguito direttamente a livello della testa, con approccio chirurgico aperto o anche per via artroscopica (Wafer Procedure), unitamente alla regolarizzazione delle cartilagini lesionate. I vantaggi di questo tipo di intervento sono i tempi di guarigione rapida e la immobilizzazione breve. Con questa tecnica però non è possibile correggere eccessi di lunghezza dell’ulna superiori ai 5mm.

In alternativa, l’ulna può essere accorciata a a livello diafisario tramite una osteotomia di accorciamento (ossia la rimozione di un disco di osso di dimensioni adeguate) e poi fissata mediante placca e viti. Con questo tipo di intervento possono essere eseguiti accorciamenti anche superiori ai 5mm. Lo svantaggio di questo tipo di intervento è il tempo di consolidamento spesso lungo, un tasso di complicanze più elevato (ritardo di consolidamento, pseudoartrosi) e la necessità di rimuovere frequentemente i mezzi di osteosintesi.

In caso di variante neutra, ossia nel caso in cui ulna e radio abbiano la stessa lunghezza, in pazienti che comunque presentino sintomi ascrivibili a una sindrome da impatto ulnare, è possibile eseguire una artroscopia diagnostica e contestualmente eseguire una regolarizzazione (debridement) della fibrocartilagine triangolare (TFCC), che spessò è efficace nel far regredire i disturbi.

Infine, nel caso in cui la sindrome da impatto ulnare dipenda da un vizio di consolidamento (o malunion) di una frattura di radio, che risulta accorciato dopo una frattura, è possibile andare ad intervenire direttamente sul radio eseguendo una osteotomia correttiva. Dopo aver sezionato l’osso in una sede opportuna e secondo piani di taglio prestabiliti, si procede all’allungamento ed al reallineamento del radio; i frammenti ossei vengono infine sintetizzati con placche e viti.

Dopo questi interventi, il polso viene generalmente protetto da un tutore per un periodo variabile a secondo del tipo di intervento.

Come si svolge il decorso postoperatorio dopo intervento per sindrome da impatto ulnare?

Il decorso postoperatorio varia in base al tipo di intervento eseguito.

Sono sempre necessari almeno 10-15 giorni di riposo e protezione della ferita, durante i quali si mantiene una medicazione con garze sterili, ovatta e un bendaggio della mano, e si deve evitare di bagnare la ferita e di eseguire sforzi.

In caso di interventi artroscopici, già 2-3 settimane dopo l’intervento è spesso possibile riprendere l’utilizzo della mano per normali attività della vita quotidiana, ma è comunque opportuno evitare lavori manuali gravosi fino a circa 3 mesi dopo l’intervento.

In caso di interventi aperti e soprattutto nel caso in cui venga eseguita una osteotomia di accorciamento dell’ulna, oppure una osteotomia correttiva e di allungamento del radio, i tempi complessivi di recupero possono essere raddoppiati (4-6 settimane di riposo funzionale, 6 mesi di astensione da lavori gravosi).

Un terapista della mano seguirà il paziente nel postoperatorio insegnando gli esercizi utili alla ripresa della funzione della mano operata ed illustrando le modalità di trattamento della cicatrice chirurgica, prevenendo esiti cicatriziali e recidive.

Quali sono i tempi di recupero da un intervento per sindrome da impatto ulnare?

I tempi di recupero variano in base al tipo di intervento eseguito.

Sono sempre necessari almeno 10-15 giorni di riposo e protezione della ferita.

E’ necessario osservare un periodo di 3-6 mesi di astensione da attività manuali pesanti.

In 6-8 settimane dall’intervento è normalmente possibile la ripresa della maggior parte delle attività lavorative.

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