Rigidità secondaria delle dita

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Cos’è la rigidità secondaria delle dita?

La rigidità delle dita è la riduzione dell’arco di mobilità (o range of motion – ROM) delle varie articolazioni che costituiscono il dito.

Viene definita “secondaria” in quanto è la più frequente complicanza che si instaura in seguito ad un trauma della mano. Alcune forme di rigidità dipendono da alterazioni artrosiche e/o degenerative di altra natura delle articolazioni colpite.

La rigidità può interessare le dita nei movimenti di flessione, oppure di estensione, oppure di entrambi. E’ una complicanza temibile in quanto la rigidità di un solo dito può alterare la funzione della intera mano.

È fondamentale consultare un ortopedico specializzato in chirurgia della mano per una valutazione accurata e un piano di trattamento personalizzato in base alla gravità dei sintomi e alla condizione individuale. Il trattamento tempestivo e adeguato può aiutare a migliorare la funzionalità della mano e la qualità della vita per chi soffre di rigidità secondaria delle dita.

Presso la Clinica San Martino è possibile avvalersi della valutazione e del trattamento in modo integrato da parte di medici specializzati nella chirurgia della mano e del polso e di terapisti della mano che seguono il paziente dalla diagnosi fino a completamento del percorso riabilitativo.

Quali sono i sintomi della rigidità delle dita?

  • Riduzione del ROM: il paziente non riesce ad eseguire movimenti completi di flessione o estensione delle dita interessate
  • Dolore: il paziente percepisce dolore durante il tentativo di eseguire movimenti di flessoestensione con le dita
  • Limitazioni funzionali: difficoltà nel tenere, afferrare o manipolare oggetti

Quali sono le cause della rigidità secondaria delle dita?

Le più frequenti cause di sviluppo di una rigidità secondaria delle dita sono:

  • Traumi
  • Artrosi
  • Fenomeni degenerativi articolari di altra natura (artrite, patologie metaboliche, patologie infettive)

L’instaurarsi di una rigidità delle dita riconosce inoltre, come importanti concause, l’edema (ossia il rigonfiamento tissutale), il dolore e l’immobilizzazione in posizione errata o per tempi troppo prolungati.

Diagnosi: quali esami sono necessari in caso di rigidità delle dita? 

La diagnosi è suggerita dalla anamnesi, spesso positiva per traumi o altre patologie articolari, dalla sintomatologia, dalla presenza di segni clinici e viene supportata dalla diagnostica per immagini.

  • Anamnesi: il chirurgo della mano presterà attenzione ai sintomi lamentati dal paziente, inquadrandoli dal punto di vista diagnostico
  • Esame obiettivo: il chirurgo della mano condurrà un esame fisico, test di mobilizzazione attiva e passiva delle dita ed esame delle articolazioni colpite ed interpreterà i segni riscontrati
  • Ecografia: utile allo studio dei tendini e delle relative guaine, per valutarne la morfologia, lo scorrimento, l’eventuale ispessimento o altre alterazioni anatomiche (quali presenza di cicatrici o esiti di lesioni)
  • RX e TC: per valutare la anatomia dei segmenti ossei e delle articolazioni irrigidite, di aiuto nel differenziare le forme di rigidità con natura puramente tendinea, da quelle che riconoscono cause articolari o ossee, o quelle miste

Quali sono le terapie per la rigidità delle dita?

Prevenzione: in seguito a traumi o altre patologie articolari alle dita, è di fondamentale importanza la prevenzione della rigidità.

L’elevazione della mano, l’immobilizzazione in posizione corretta (meglio se con tutori dedicati e conformati individualmente) e la mobilizzazione precoce sono misure efficaci nella prevenzione della rigidità.

Già in questa fase è necessario essere valutati e guidati da chirurghi e terapisti della mano specializzati, poichè la comparsa di una rigidità può avere anche una origine iatrogena.

E’ importante che la prevenzione ed il trattamento della rigidità delle dita avvenga quindi in un centro che offra in modo integrato un servizio di chirurgia e riabilitazione della mano, la cui sinergia consente di ottenere i migliori risultati in termini di recupero funzionale.

Riabilitazione funzionale: un percorso riabilitativo specifico associato all’utilizzo di uso di ortesi e tutori personalizzati può evitare in circa il 30% dei casi di dover eseguire un trattamento chirurgico.

Terapia chirurgica: gli interventi per la risoluzione delle rigidità delle dita prendono il nome di tenolisi, quando si procede alla liberazione dei tendini da aderenze cicatriziali, e di tenoartrolisi quando si agisce anche sulle componenti articolari ossee della rigidità.

Lo scopo di queste procedure è quindi quello di è ottenere una liberazione completa dell’apparato flessore e/o estensore (tenolisi), o articolare (artrolisi), nelle sedi in cui si verificano tenaci fenomeni aderenziali tra piani tissutali

Le tenolisi e le tenoartrolisi possono essere considerati interventi di “salvataggio” nei pazienti con rigidità secondarie a lesioni tendineo-articolari delle dita della mano o in pazienti affetti da patologie osteo-degenerative (osteoartrosi, artriti).

Gli interventi variano a seconda delle articolazioni colpite e delle tecniche chirurgiche da utilizzare ma, in ogni caso, la chirurgia per la risoluzione delle rigidità richiede sempre l’utilizzo di tutori specifici per diversi mesi.

In fase postchirurgica il trattamento riabilitativo assume un ruolo particolarmente importante e richiedo un impegno costante da parte del paziente per diversi mesi.

La mancata partecipazione al corretto protocollo riabilitativo può compromettere in parte o del tutto il recupero funzionale, ed è preferibile quindi evitare la chirurgia in presenza di un paziente poco motivato.

Come si svolge il decorso postoperatorio dopo intervento per rigidità delle dita?

In fase postoperatoria si mantiene una medicazione con garze sterili, ovatta e un bendaggio della mano per circa 10 giorni, durante i quali si deve evitare di bagnare la ferita.

Dal giorno stesso dell’intervento viene intrapreso un trattamento riabilitativo che richiede esercizi ad intervalli regolari di poche ore, incluse quelle notturne, poiché la tendenza a sviluppare fenomeni aderenziali si verifica già a partire dalle prime ore postoperatorie.

Specifici tutori vengono confezionati ed adattati alle varie fasi del percorso riabilitativo che, oltre alla esecuzione di movimenti attivi e passivi prevede anche il trattamento dell’edema e delle cicatrici chirurgiche.

Un terapista della mano seguirà il paziente nel postoperatorio in modo costante, guidandolo passo dopo passo nella esecuzione degli esercizi utili alla ripresa della funzione della mano operata ed illustrando anche le modalità di autotrattamento della cicatrice chirurgica e dell’edema.

Quali sono i tempi di recupero da un intervento per rigidità delle dita?

Il percorso di recupero da interventi di tenolisi e di tenoartrolisi richiede sempre molti mesi.

Alcune attività lavorative non impegnative dal punto di vista manuale possono essere riprese nel giro di 6-8 settimane dall’intervento.

In circa 3-6 mesi dall’intervento è normalmente possibile la ripresa della maggior parte delle attività lavorative.

Il completamento dell’intero percorso riabilitativo può impegnare in varia misura il paziente anche per un anno.

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