La sindrome del tunnel carpale: cos’è, i sintomi, come curarla

Tra le patologie di cui più spesso si parla negli ultimi anni c’è indubbiamente la sindrome del tunnel carpale.

Cos’è? E’ una neuropatia. Appartiene cioè alla famiglia delle patologie risultanti da una compressione o un evento traumatico dei nervi periferici. A essere coinvolti, in questo caso, sono il nervo mediano e i nove tendini flessori delle dita, che si estendono dall’avambraccio alla mano passando in un canale del polso denominato, appunto, “tunnel carpale”.

Lo schiacciamento del nervo o una maggiore pressione producono i sintomi caratteristici di questa sindrome, tra cui riconosciamo formicolio, intorpidimento, bruciore e/o dolore al pollice, indice, medio e parte dell’anulare soprattutto durante la notte e la mattina al risveglio.

Questi sintomi tendono ad aggravarsi di notte, probabilmente a causa di flessioni del polso per posture involontarie, o nei movimenti in cui è richiesta una flessione ripetuta e prolungata dello stesso. Nei casi più gravi, la sindrome del tunnel carpale si manifesta con deficit motorio (per esempio, la ridotta possibilità di muovere il pollice) o debolezza della mano, con difficoltà a impugnare gli oggetti.

Ma quali sono le cause di questa patologia? Esistono sia condizioni “professionali”, legate cioè a lavori manuali e ripetitivi, che richiedono precisione o obbligano a posture non corrette. E in effetti, la sindrome del tunnel carpale è inclusa nell’elenco delle malattie professionali approvato con il decreto ministeriale del 9 aprile 2008. Tuttavia, le sue cause sono molteplici e non sempre facilmente ascrivibili all’attività lavorativa. La pressione o lo schiacciamento sul nervo mediano possono essere prodotti dalla tenosinovite, l’infiammazione della guaina che riveste i tendini flessori dipendente a volte anche da disturbi di natura reumatica.

L’insorgenza di questa sindrome può essere favorita da fratture o lussazioni di polso, ma anche da disturbi della tiroide, dal diabete, o patologie reumatiche come l’artrite reumatoide. Persino la ritenzione idrica delle donne in gravidanza è considerata un fattore scatenante.

La diagnosi viene effettuata con una anamnesi ed un esame obiettivo (il medico esamina il polso e la mano del paziente, gli chiede di descrivere i sintomi, verifica la funzionalità dell’arto e esegue alcune manovre locali) e con esami strumentali. Tra questi abbiamo l’elettroneurografia (l’esame che misura la velocità di trasmissione dei segnali nervosi), l’elettromiografia (attraverso cui valutare l’attività elettrica dei muscoli), i raggi X, utili quando si sospetta un esito di una frattura con malunion di radio o un disturbo articolare degenerativo, e a volte anche una valutazione con esami del sangue, nel caso in cui si sospettino probabili fattori scatenanti quali patologie come il diabete, l’ipotiroidismo, l’artrite reumatoide ecc.

Il trattamento della sindrome del tunnel carpale è, nella maggior parte dei casi, chirurgico. L’intervento permette di “allargare” lo spazio all’interno del tunnel carpale, ed è utile soprattutto nel caso di una sintomatologia aggressiva che si protrae da tempo. Dopo l’operazione (che prevede il taglio del legamento che fa da “tetto” al tunnel dal lato del palmo della mano) il paziente può recuperare la piena funzionalità della mano, anche se per farlo potrebbero volerci mesi. Esistono diverse metodiche chirurgiche, compresa quella miniinvasiva eseguita mediante procedimento endoscopico che garantisce un recupero molto celere nel postoperatorio dovuto alla minima invasività del gesto chirurgico.

Nel caso di una sintomatologia lieve, insorta da pochi mesi, è possibile anche una terapia conservativa (uso di un tutore notturno, fisioterapia, impacchi di ghiaccio, assunzione di antinfiammatori ecc.). Va da sé che nel caso in cui la sindrome del tunnel carpale sia originata da patologie quali diabete, obesità, artrite reumatoide ecc., è fondamentale anche un inquadramento da parte di uno specialista che valuti una terapia adeguata per contrastare questi fattori.